Era il 1992 e Palermo, una città che tremava di coraggio da circa dieci anni, non aveva paura di lottare, ringraziava il cielo di essere il capoluogo di un’isola destinata a subire tredici dominazioni e avere un sangue che non è uno.

Per tutti i siciliani il 23 maggio 1992 è un giorno senza vita, in quella data la mafia ha ucciso un uomo di Stato facendo saltare in aria un tratto di strada dell’A29.

Nonostante l’inesorabile passare del tempo sia stato la linfa per l’oblio, il popolo siciliano ha sempre onorato le proprie vittime perché in Via D’Amelio, in Via Pipitone Federico, in Via Carini alcuni uomini hanno perso l’anima. Erano uomini che hanno fatto impazzire la mafia. Noi siciliani facciamo impazzire e quindi c’è una sola spiegazione: abbiamo tutti una stessa indole, quella di essere siciliani.

Il 23 maggio i ragazzi nati nell’era in cui la mafia dichiarò guerra allo Stato urlano “Fuori la mafia dallo Stato” o “Palermo chiama Italia”, sventolano il tricolore, marciano per ore in quella straordinaria maledetta Palermo, dicono a voce alta che contro la mafia hanno vinto loro con i loro sorrisi. Io sono una di loro. E ringraziamo il cielo perché esiste qualcuno che ha voglia di lottare, ringraziamo il cielo per essere nati nell’isola più bella del mondo, ringraziamo il cielo per averci donato questo sole, questo cielo e questa terra, ringraziamo il cielo per aver dato la vita non a eroi ma a uomini che hanno avuto una voce più rumorosa delle altre, ringraziamo il cielo perché Palermo non chiude gli occhi e non li chiuderà mai più.”

B.